Spesso il talento e la creatività vengono visti come doti innate, qualcosa con cui si nasce , o si hanno o no. Personalmente credo che l'inclinazione di base sia solo una parte del processo di affioramento della creatività, a cui dev'essere affiancata una vera educazione. Non mi riferisco ad un training tecnico o artistico, che può esserci o anche no.
Mi riferisco all'educare i nostri figli, ai quali, così come si insegna a parlare, leggere, scrivere, sarebbe essenziale fornire un'educazione al pensiero creativo. D'accordo, non tutti diverranno designer, scrittori, grafici....ma è triste sentir dire "non so tenere in mano una matita" o "non ho proprio fantasia"! Eppure per scrivere tutti sanno tenere la penna in mano. Sarebbe bello che un ragazzo, una ragazza, proprio gli stessi che oggi hanno 18 anni, quelli che non si scollano dal cellulare o dal pc, avessere acquisito già dall'infanzia la capacità di fare da sé qualcosa: un regalo per la fidanzata, un biglietto d'auguri, un fotomontaggio per divertirsi col gruppo. Non penso sia un discorso utopico, benché a guardarsi intorno potrebbe sembrarlo.
E' questione di dedizione e di tempo, questo senz'altro. Ma un genitore che trova mezzo pomeriggio per aiutare suo figlio a realizzare qualcosa con le sue mani, o che gli chiede un "aiuto" in un piccolo lavoro domestico, fa molto più che tenerlo occupato e buono senza scomodare la playstation. Creare insieme crea legami. Si diventa squadra, ci si sfida a fare meglio , i risultati sono un successo da condividere. Può essere un piccolo lavoro di cucito, riparare un oggetto di casa, inventare un biglietto di auguri. Può essere , più avanti, crescendo, dipingere una parete, o una chitarra, o riverniciare una bicicletta. La fiducia nelle proprie mani fa crescere la fiducia in sé, apre la mente, spalanca nuove possibilità alla fantasia.
Ho avuto la grande fortuna, il dono di trovare nella mia famiglia, fin da bambina, questo genere di imprinting: non c'era idea che venisse bocciata, potevo tentare esperimenti anche abbastanza azzardati (con gli inevitabili incidenti di percorso...), ma si sapeva che era "possibile". Ora , da mamma di un figlio quasi diciottenne, rivedo in lui questo talento per le sperimentazioni, e oltre alle oggettive capacità nel disegno, colgo anche i risultati di un'abitudine a fare da sé, a risolvere i problemi in modo originale.
Quando si è adolescenti l'idea di poter fare da soli è entusiasmante (lo è sempre, ma da ragazzi è quasi un'ebbrezza): costruire un amplificatore, farsi un porta I-pod con materiali di recupero, regalare ad un'amica il ritratto del suo attore preferito...c'è qualcosa di commerciale che possa avere lo stesso valore?
Credo che una responsabilità della mia, della nostra generazione di adulti - genitori o no, non importa, perchè tutti siamo educatori della gioventù, che lo vogliamo o no - sia anche questa: offrire ad una generazione tecnologica e immersa nel mondo dei beni di consumo la possibilità di un'alternativa, non come salto anacronistico all'indietro, ma come chance da non perdere, per valorizzare quei talenti che ci rendono unici e diversi.
Chissà che in tempi di crisi saper fare ed educare alla creatività non si rivelino anche strategie vincenti per le nuove sfide economiche ed ecologiche....